

4. Gli Hohenzollern e l'ascesa della Prussia.

Da: A. J. P. Taylor, Storia della Germania, Laterza, Bari, 1963.

In circa cento anni, fra i secoli diciassettesimo e diciottesimo,
la casata degli Hohenzollern riusc a trasformare un territorio di
frontiera, disomogeneo e povero di risorse, in una potenza
europea. Lo storico inglese Alan John Percival Taylor attribuisce
soprattutto all'opera del grande sovrano Federico secondo e
all'azione ferrea della nobilt prussiana degli junker, i fattori
di questa sorprendente mutazione, che avrebbe poi portato,
nell'Ottocento, all'affermazione della politica espansionistica di
Bismarck e della proverbiale efficienza prussiana.


Il Brandeburgo, uno Stato di frontiera lungo i sabbiosi deserti
della Germania nord-orientale, con una capitale, Berlino, che non
era altro che un accampamento militare cresciuto a dismisura - e
fino al diciottesimo secolo neppure tale -, aveva ben poco spazio
nella storia tedesca; remoto ed oscuro, sembrava a mala pena
appartenere alla Germania. Situato com'era a est dell'Elba su
territori riconquistati agli Slavi fin dall'XI secolo, la sua
popolazione consisteva prevalentemente di Slavi convertiti, e
persino i nomi della grande nobilt tradivano spesso un'origine
slava. Gli Hohenzollern, ossia la casa regnante, non avevano nulla
di grande nel loro passato e nessun legame di lunga data con
l'Elettorato che avevano acquistato; non erano che degli
avventurieri militari, brutali e senza scrupoli. Verso la fine del
quindicesimo secolo, uno Hohenzollern era stato eletto pure Gran
Maestro dei Cavalieri teutonici, un ordine crociato che mediante
la conversione e lo sterminio - di solito mediante quest'ultimo -
aveva respinto le popolazioni slave lungo la costa baltica e vi si
era creato un dominio feudale. Lo Hohenzollern Gran Maestro
secolarizz l'Ordine, se ne impadron e lo fuse con l'Elettorato,
aggiungendo cos ai domini di famiglia una grande fascia di
territorio al di l del confine del Reich, il territorio della
Prussia orientale. Era questa una terra veramente "coloniale", in
cui i signori potevano praticare uno sfruttamento illimitato dei
contadini polacchi ed erano disposti ad accettare in compenso un
assolutismo altrettanto illimitato del principe. Dato che si
trovava al di l dell'Impero, non era toccata dalla legge
imperiale che vietava qualsiasi titolo regale all'infuori di
quello d'imperatore; e nel 1703 l'Elettore di Brandeburgo divenne
re di Prussia - un titolo ch'era parte integrante del suo potere
e non la conseguenza di una mera unione personale, come nel caso
del re d'Inghilterra o del re di Polonia.
All'inizio del diciottesimo secolo, la Prussia, per quanto non una
grande potenza, era abbastanza forte da essere un utile membro
della grande alleanza contro la Francia, come pure forte
abbastanza da dare ai suoi ambiziosi governanti un'idea di che
cosa avrebbe significato essere una grande potenza. Le risorse
della Prussia erano meschine: nessuna zona industriale, nessuna
citt importante, nessuno sbocco sul mare, il suono sterile e
improduttivo, la nobilt povera e ignorante, la vita culturale
praticamente inesistente. La Prussia era effettivamente vera terra
di frontiera, che in nulla eccelleva, se non in violenza selvaggia
e in conquista. Fortunatamente per le comunit civilizzate, i
selvatici custodi dei confini sono di solito troppo barbari per
organizzare la propria forza; ma di quando in quando il signore di
frontiera  un barbaro geniale, e le conseguenze sono allora
incalcolabili. Federico secondo, re di Prussia dal 1740 al 1786,
era un tipo del genere, affatto selvaggio nei fini e nei metodi,
civile al massimo grado quanto a capacit organizzativa e al saper
concentrare tutte le sue risorse per un dato obiettivo. Il fine di
Federico era di trascinare a forza la Prussia nei ranghi delle
grandi potenze, di innalzarla, in effetti, ad un livello di gran
lunga pi alto di quello suo naturale. Non era questa una
"crescita della Prussia", in quanto non derivava da nulla fuorch
dalla volont del re; era una pianificata "costruzione della
Prussia" altrettanto artificiale della costruzione di un canale.
La Prussia non rappresentava alcuna forza popolare, non stava per
alcuna idea, si pu dire addirittura che apparteneva appena alla
Germania, sia geograficamente che spiritualmente. L'unico fattore
al suo attivo era la violenza imparata in lunghi anni di
oppressione dei popoli slavi. La Prussia era essa stessa una terra
di conquista; tanto pi adatta, quindi, per diventare a sua volta
conquistatrice di altri.
Federico secondo non era naturalmente il solo, fra gli statisti
del diciottesimo secolo, ad essere privo di scrupoli. Anzi, furono
quelli a cominciare a dargli l'esempio ed egli tent poi di
emularli. Ma in tutti gli altri paesi esisteva qualche limite
posto dalla tradizione oppure qualche distrazione di carattere
culturale; Federico secondo era il solo a poter concentrarsi tutto
sul proprio obiettivo. Per questo lo raggiunse. Guid la Prussia
nei ranghi delle grandi potenze. Il suo successo dipese in parte
da guadagni territoriali: la Slesia, strappata nel 1740 a Maria
Teresa d'Asburgo, diede per la prima volta alla Prussia una
regione industriale, mentre il territorio ottenuto con la prima
spartizione della Polonia nel 1772 congiunse il Brandeburgo alla
Prussia orientale e port altri contadini polacchi da sfruttare.
Ma il suo successo dipese ancor pi da fattori politici; dalla
scaltrezza e flessibilit della sua diplomazia; dalla rigorosa
disciplina dei suoi eserciti; dalla sua stessa abilit in
generale; e dall'oppressiva efficienza dell'amministrazione. In
pratica, l'esercito era lo Stato; null'altro esisteva: il sistema
di amministrazione civile era un ramo subordinato
dell'organizzazione militare e di fatto tutte le risorse dello
Stato (i cinque sesti nel 1740; i tre quarti nel 1786; i cinque
settimi nel 1806) erano impiegate nel mantenimento dell'esercito.
Tutto in Prussia era teso, esasperato, portato al limite estremo e
talora anche oltre; una specie di plastica facciale politica
condotta quasi al di l della sopportazione. Di qui la violenza,
l'isteria, l'estremismo, che vennero a contraddistinguere la
classe dirigente prussiana fin dal diciottesimo secolo e di cui
gli urli e le lacrime e i boccali infranti di Bismarck sono un
esempio pi tardo. La Prussia si vide affidare un compito quasi al
di sopra delle sue forze; perci venne a trovarsi perpetuamente
sull'orlo del collasso. Federico il Grande avvi la Prussia su un
sentiero dal quale non si poteva tornare indietro: essa doveva
diventare sempre pi grande o crollare del tutto.
La costruzione della Prussia fu l'opera dei sovrani Hohenzollern,
si pu dire quasi di un unico sovrano Hohenzollern. Eppure non
avrebbe potuto essere compiuta senza l'esistenza di una classe di
proprietari terrieri del tutto peculiare, gli Junker [dal tedesco
jung Herr, giovane signore] della Germania orientale. Nessun
altro fattore ha maggiore importanza nella storia della Germania
moderna, e nessun altro fattore  meno compreso. Gli Junker erano
proprietari terrieri, signori di grandi latifondi. Ma non avevano
null'altro in comune con i nobili francesi o i membri
dell'aristocrazia whig [la nobilt liberale inglese], i
proprietari terrieri dell'Europa occidentale. I nobili francesi e
inglesi erano una classe agiata, che dipendeva in Francia dai
diritti feudali, in Inghilterra dai canoni dei fittavoli. Gli uni
come gli altri spendevano la maggior parte del loro tempo lontani
dai rispettivi possedimenti, i Francesi a corte, gl'Inglesi a
Londra. I primi produssero la civilt francese del diciottesimo
secolo, i secondi la costituzione britannica, la pi grande opera
politica dell'uomo. Gli Junker, invece, non erano una classe
agiata, che percepiva tributi da altri. Per la maggior parte erano
privi di fittavoli e sfruttavano direttamente i propri latifondi,
in quanto erano proprietari di terre coloniali. I proprietari
terrieri dell'Europa occidentale erano parte di una comunit
organizzata, nella quale persino i servi della gleba e i contadini
soggetti a vincoli feudali avevano una qualche esistenza
giuridica, mentre gli Junker non avevano nessun obbligo verso le
popolazioni slave soggette, le cui terre possedevano; queste
popolazioni erano state espropriate del tutto e ridotte non solo
alla condizione di servi della gleba, ma di braccianti senza
terra. Le propriet degli Junker non erano mai feudali; erano
imprese capitaliste, che rassomigliavano da vicino alle grandi
fattorie capitalistiche della prateria americana - pur esse il
risultato dell'espropriazione coloniale degli Indiani d'america.
Gli Junker erano amministratori fondiari avvezzi a lavorar sodo,
che guardavano alle loro terre esclusivamente in termini di
profitto e di efficienza, n pi n meno dei capitalisti agrari.
Queste peculiari caratteristiche economiche ebbero un risultato
politico singolare. Ovunque in Europa il potere monarchico stava
lottando per rendere pi efficiente l'organizzazione dello Stato;
per questo motivo il sovrano, nonostante le sue personali
preferenze per le maniere e la cultura della nobilt, dovette
rivolgersi per sostegno politico alle classi medie capitaliste,
che sole possedevano le virt dell'efficienza e del lavoro
accanito. Ma queste erano proprio le virt possedute dagli Junker
e non possedute invece nella medesima misura dalla borghesia
tedesca del diciottesimo secolo. Le classi mercantili tedesche
avevano rinunciato ad ogni tentativo di tenere il passo con i
trionfi capitalistici dell'Inghilterra, dell'Olanda o anche solo
della Francia. Invece si gloriavano delle loro libert civiche e
dell'alto livello della loro cultura di cittadini del mondo. Non
erano questi i pregi che potevano attirare Federico secondo. Ma
gli Hohenzollern avevano da lungo tempo distrutto le ultime
vestigia delle libert aristocratiche; e gli Junker non avevano n
il tempo n la capacit di sviluppare un gusto per la cultura -
andare a Berlino non era altro che lasciare l'aia per la caserma.
Fu cos che soltanto in Prussia, in tutta l'Europa, una monarchia
riformatrice pot attuare le sue riforme per mezzo dei grandi
proprietari terrieri; e quanto maggiore era l'efficienza dello
Stato prussiano, tanto pi questo aveva bisogno dei servigi degli
Junker prussiani. Non fu un paradosso, ma una conseguenza
inevitabile, il fatto che proprio Federico, il pi efficiente
degli Hohenzollern, rese per primo assoluto il monopolio degli
Junker sulle cariche civili e militari. Lo Stato creato da
Federico secondo combinava due qualit che altrove erano
antitetiche. Esso presentava da un lato l'autoritarismo senza
scrupoli, l'indifferenza sia per l'umanit che per i princpi,
caratteristici ovunque del governo di una classe privilegiata;
dall'altro, un'ansia di efficienza e di progresso, una rigida
devozione al pareggio dei conti, altrove propri del governo di una
classe media riformatrice. Gli Junker prussiani, si potrebbe dire,
erano politicamente all'et della pietra; dal punto di vista
economico ed amministrativo guardavano avanti all'et dell'acciaio
e dell'elettricit. Erano dei barbari che avevano imparato a
maneggiare un fucile e, pi importante ancora, la contabilit a
partita doppia. Sfruttatori brutali di terre conquistate, non
erano stati toccati dalla civilt europea, eppure erano in grado
di padroneggiare qualsiasi prodotto del progresso tecnico europeo.
